venerdì 11 gennaio 2013

La ricerca del tempo supplementare

Oggi Baricco su La Repubblica ha detto che ascoltare Proust è come veder giocare Messi.

Dissento vivacemente. Messi non ci impiegherebbe centinaia di pagine prima di tirare in porta e mandarla fuori.

martedì 8 gennaio 2013

Mangiapane a UFO

Leggo sull'ottimo blog di Marco Cattaneo su Le Scienze che poco prima di Natale è stata presentata un'interrogazione parlamentare ai ministri di Esteri e Difesa riguardo la vita extraterrestre nel cosmo.
Cattaneo ne dà un succoso resoconto nel suo post del 7 gennaio, menzionando i primi firmatari, onorevoli Vatinno e Barbato, entrambi eletti con l'IDV (perché Scilipoti da solo non era abbastanza). L'interrogazione chiede "se l’Italia disponga e dove di eventuali strutture delle Forze armate o di altri Corpi dello Stato dediti allo studio del fenomeno ufologico, se siano stati prodotti documenti e relazioni riservati in ambito nazionale o Nato, se infine in Italia si possa prevedere la creazione di una struttura dedicata munita dei requisiti di trasparenza pubblica". Un Ente Pubblico non si nega a nessuno.

Qui il post di Cattaneo

L'onorevole Vatinno, che è un fisico, risponde tutto piccato nei commenti del blog, approfittando pure per fare pubblicità a un suo libro sul Tutto e sul Nulla (nota della Lina Sotis che c'è in me: ma che caduta di stile, poffarbacco!) e asserendo che il primo ministro russo Medvedev gli aveva personalmente confermato le notizie; e quindi conciona, il Vatinno: gli ufo ci sono! vorrai mica dubitare! l'hanno detto tutti! Anche Reagan, testimonia Shirley McLaine! Anche il Duce, e qui non ho nemmeno citato la fonte principale! e poi non stavo parlando di omini verdi, però cioè in realtà sì, cioè no, ma che mi fai dire? Brutto Cattaneo! Cattivo! Maestra, ce l'ha con me. Uffa!

Per chi non si ricordasse, la burla di Medvedev era questa.
Guarda sul tubo

Non ho potuto fare a meno e ho risposto. Il commento figura tra quelli del blog, ma lo riporto anche qui.


Onorevole Vatinno, non capisco il motivo della Sua stizza: è vero che il Suo libro non è mai stato recensito, probabilmente perdendosi tra qualche nota spuria di Hawking, ma per quanto riguarda il casus belli ho letto l’interrogazione parlamentare e il resoconto che Cattaneo ne fa è fedele. E guardi che parlo con cognizione di causa perché le mie iniziali sono E.T. e ciò fa di me un riferimento in materia, seppur ortograficamente biased.
In tali vesti non dubito che la testimonianza ufologica di Shirley McLaine sia da ritenersi una base autorevole per istituire adeguati piani di difesa, ma vorrei sottoporre alla Sua attenzione dei quesiti che l’interrogazione parlamentare da Lei sottoscritta lascia drammaticamente inevasi.
 
1. nel caso i contatti con realtà extraterrestri si rivelassero nefasti come in “Mars Attacks”, è stata predisposta una colonna sonora per debellare l’invasore alieno? Non potendo in Italia vantare una tradizione di musica country, la sostituzione con i cori degli Alpini è ritenuta possibile?
2. sono state studiate a sufficienza le puntate del programma radiofonico “La guerra dei mondi”?
3. è già stata stanziata la spesa che porterà, con i soldi dei contribuenti, un’adeguata delegazione di parlamentari italiani a fare uno stage a Roswell?
4. Chi pagherà le eventuali telefonate con gli alieni? Spielberg o Giacobbo?
5. Soprattutto: in tempi drammatici di crisi e di spending review, quanto costerà all’erario la consulenza degli agenti Mulder e Scully?
 
RingraziandoLa in anticipo per l’attenzione, Le porgo i miei terrestri saluti.
Lunga vita e prosperità.
E.T.

mercoledì 28 novembre 2012

Fragole

Dev'essere che invecchio.
Ieri sera mi trovo ad ascoltare un discorso di una ragazzetta diciottenne a un suo amico.
A scuola della ragazzetta stanno facendo l'occupazione: "Io vado solo a fare registrare la mia presenza e dopo esco. La preside ha fatto venire la polizia, ma ti pare giusto? Allora sono andata dal poliziotto e gli ho detto ma scusi, le sembra giusto che con tutti i problemi che ci sono vi dovete occupare di noi?"
Il suo amico approva la lamentela della ragazzetta.

Le regole sono quel fatto astratto che si applica alla vita degli altri. Taccio annichilita perché so già che se provo a dire qualcosa mi guarderanno come si guarderebbe un paracarro che si mettesse a recitare le tabelline. E penseranno che dev'essere che invecchio.

Questa da un punto di vista civico è già carne morta.
E ha diritto di voto.

E mastica una dozzinale gomma alla fragola sulle mie orecchie incolpevoli e urbane.

Ho paura.

giovedì 25 ottobre 2012

La carta d'identità

Adesso che posso dire da un pezzo di essere felicemente residente, sono andata in comune a rinnovare la carta d'identità.
Conscia del fatto che prima avrei dovuto andare dal fotografo a fare le foto in formato tessera (tre), ieri ho approfittato del momento esteticamente favorevole (nessun brufolo visibile), mi sono fatta i baffi, lavata accuratamente i capelli, sono andata a dormire presto la sera e poi ovviamente ho dormito malissimo per la tensione.
Stamattina avevo comunque un aspetto accettabile e delle occhiaie nella norma: mi sono fatta una maschera antistress che mi rendesse luminosa e idratata, mi sono pettinata (qualsiasi sia il significato di questa operazione applicato ai miei capelli), mi sono data un filo di rossetto e via, tutta graziosa, a piedi verso il comune. Lo studio fotografico è giusto lì vicino.

Nonostante sia il 25 ottobre la giornata è calda e umida, ancora da maniche corte. Arrivo dal fotografo sudata e ansante, pallida e sfatta, cerco di riprendermi, di darmi un tono, ma è tutto inutile: "si rilassi, stia sciolta" e mi ritrovo fra le mani delle foto segnaletiche di un mostro di Halloween.

Per carità, con i capelli in ordine...

Sconfortata entro in comune e attendo il mio turno; per fortuna non c'è quasi nessuno. Dico all'impiegata che devo rifare la carta di identità: quella vecchia è ancora valida ma intanto ho cambiato residenza. "È già residente qui?" mi chiede lei. Sbianco ulteriormente e mi precipito a garantirle di sì, sì, sì sono residente, residentissima.
Firmo il registro, compilo il modulo in cui dichiaro di non essere soggetta a restrizioni della libertà personale, dico che non voglio che mi mettano lo stato civile, ri-firmo, consegno la vecchia carta di identità.
L'impiegata la legge: "Capelli castani. Castani?"
"Sì, sono castani" dico io. Vuole che non lo sappia? Ho fatto la tinta dieci giorni fa e sul flacone c'era scritto 'castano scuro'. I miei capelli sono sempre stati castano scuro. Certo, con l'illuminazione da caverna platonica che c'è in ufficio anagrafe sembrano neri, ma sono castani.
"Mh" mi fa lei, poco convinta. Non si fida né di me né del signor Garnier.
Prosegue: "Occhi castano-verdi? Che vuol dire castano-verdi?"
"Dipende dalla luce: all'aperto d'estate sono verdi, verde oliva, se no tendono al castano, ma non è una cosa definita, a seconda della stagione cambiano"spiego sfoggiando una competenza da catalogo Pantone.
"Castano-verdi io non l'avevo mai sentito"fa quella, e mi fissa.
"Così è scritto" dico io, con solenne intonazione mosaica. Nel rapportarmi con la burocrazia ho imparato nel tempo che è assolutamente inutile addurre motivazioni empiriche o peggio ancora ragionamenti logici: bisogna attenersi a quanto già scritto da altri burocrati su documenti precedenti.
L'impiegata si convince, assume per buono il dato successivo (altezza cm 166) e mi stampa il cartoncino con i miei dati: "Controlli se è tutto giusto".
Controllo. Capelli castani, occhi castano-verdi, altezza cm 166, segni particolari nessuno... e c'è lo stato civile. Ma io non lo volevo!
Va be', pazienza, non cambia niente, ti vai a mettere a fare storie per una cosa del genere... in fondo è una notizia corretta.
Controllo anche gli altri dati: c'è il nome dei miei genitori.
"Il cognome di mia madre è sbagliato" dico io "Si chiama Schiavon, non Schiavone".
L'impiegata mi guarda con occhio sospettosissimo.
"Senza la 'e' finale" ribadisco.
Pausa di studio, come nei duelli dei film western.
"Schiavonnnn" ripete lei con lo stesso tono con cui avrebbe detto "Bin Laden".
"Sì" dico io. "Non Schiavone. Schiavon". È il cognome della mia mamma, mi ricordo qual è. Non aggiungo che a Padova è un cognome molto diffuso per non impelagarmi in un'altra discussione.
"Mh" mi fa lei, poco convinta "Ho corretto anche nell'archivio".
Con un altro sguardo sospettosissimo mi consegna la mia nuova carta di identità, sei euro e cinquanta, una firma, ringrazio, buona giornata e torno a casa.
Osservo. C'è lo stato civile con tanto di cognome del coniuge e il documento scade il 25 maggio 2023. Che Antonino non si azzardi a chiedere il divorzio prima di quella data, perché io la carta d'identità non la rifaccio manco se m'impicco.

martedì 16 ottobre 2012

Le quote rosa a posteriori


Un gruppo di studiose femministe si lamenta del fatto che, tra i nomi dei letterati italiani che i futuri insegnanti di scuola devono conoscere, figuri un solo nome femminile, quello di Elsa Morante. Uno su trentacinque. Dicono che si sarebbe potuto fare molto di più, inserire più nomi, e che anche negli altri campi non ci sia da sorridere a proposito della parità di genere.
Hanno scritto una lettera al ministro Profumo: la potete leggere qui.

Per quel che riguarda le scienziate, trovo sia piuttosto triste la rimozione del ruolo di personaggi come Ada Lovelace, Lise Meitner o Rosalind Franklin o anche di Jianxiong Wu in tempi più recenti; consola un po' sapere che nessuna persona sana di mente si immaginerebbe di applicare una damnatio memoriae su due figure come Maria Curie o Emmy Noether, che per fortuna stanno lì e giganteggiano nella storia della fisica e della matematica dell’ultimo secolo.
È vero - qui le studiose mi trovano perfettamente d’accordo - che tralasciare la conoscenza e l’importanza del movimento femminista nel Novecento mutila di fatto una parte notevole della storia contemporanea, ma per quanto riguarda la letteratura e la filosofia è nominata una sola donna in sette secoli non per cattiveria ma perché fino a cinquant'anni fa le donne italiane erano nella quasi totalità relegate a fare la calza e a occuparsi dei bambini, senza accesso a un'istruzione decente, e hai voglia in quelle condizioni a produrre cultura di un certo peso, anche per una mera questione probabilistica; che dobbiamo fare? inserire dei nomi a forza? davvero sarebbe utile? con tutta la buona volontà, nel cercare rappresentanti - poniamo- della letteratura italiana del Cinquecento io non me la sentirei di mettere una Gaspara Stampa al livello di un Torquato Tasso o di un Ludovico Ariosto.
Va quasi peggio se pensiamo alle filosofe. Uscendo dall’Italia (ove si fatica a trovarne anche di maschi) che abbiamo? Qualcosa nell’antichità, Aspasia di Mileto, Ipazia, per poi scorrere secoli e secoli prima di arrivare a Ildegarda di Bingen, e approdare infine a tempi più recenti quando, uscite dal ruolo di angeli del focolare, sono arrivate finalmente Simone Weil, Simone de Beauvoir, Hannah Arendt.
Magari a quella lista di letterati e letterate italiane si sarebbero potute aggiungere Sibilla Aleramo, Grazia Deledda o Natalia Ginzburg, ma il problema sta con ogni evidenza a monte, ossia nella possibilità di accesso delle donne alla vita culturale. Lavoriamo su quello e non su uno sterile esercizio col bilancino tramite figure compensative, di qualsiasi calibro purché donne. Anzi, la penuria di figure di peso dovrebbe essere la prova migliore della necessità di lottare affinché vengano garantite a tutti pari opportunità. Non appena dai a tutti, maschi e femmine, le stesse possibilità di partenza ecco che d’incanto arrivano anche i risultati: applicare le quote rosa a posteriori mi sembra invece puro fanatismo autoreferenziale.

martedì 9 ottobre 2012

Movimento Cinque Vasche


Beppe Grillo attraversa lo Stretto a nuoto.

Anche perché se aspetta un traghetto sta fresco.
Ma bando al vezzo femmineo di lamentarsi! Si celebri con adeguati toni l'impresa arditissima!
Eia eia, Beppe! Nella migliore tradizione dei supremi capi nuotatori e di quanti posero il proprio corpo a suggello della propria politica. Se ne elenchi l'invitta schiera di audaci ad imperituro monito per la gioventù: il pur comunista Mao sul fiume Yangtsi, l'indomito Vladimiro Putin in un lago siberiano, il Duce nel nostro italico mare, il franco Giovanni Maria LePen nelle acque di Nizza!

Ed ora risponda, l'incredulo lettore che pur si ricorda d'esser figlio de'figli d'Enea, sì avvezzo alle licenziose miserie affastellate sui quotidiani e ben poco, invece, alle imprese degne degli eroi.

S'è mai visto un Mario Monti sfidare le avversità d'un simile mare, in una stagione già più incline alla rassicurante coperta di lana, mi si scusi, d'orbace, sulle ginocchia innanzi al camino? Giammai! Il borghese Mario Monti al massimo si diletterà fra debosciati spruzzi d'acqua dolce e miasmi d'alchemico cloro a sciaguattar nelle piscine del Circolo Rotariano di Varese, per poi tediarci con le sue analisi grigie d'economista sordo alle passioni dei popoli.

Tremino pure e s'indignino, ora, i pavidi accoliti della democrazia! Perché Egli non è come un Mario Monti!
Egli no! Si tufferà, tacito ed invisibile come un sommergibile! Egli affronterà lo Stretto, novello Ulisse, novello condottiero! E dimostrerà la sua tempra d'uomo, d'uomo e non di tecnico imposto dalle congiure meschine dei Bilderberghi in combutta con quel che fu l'alleato teutonico, ora convertito dai gagliardi birrifici batavi alle sordide velleità liberiste del mercato nuovaiorchese!
Egli, giunto alfine sulle coste sicule, si scrollerà virilmente di dosso le gocce del salso avversario, mostrerà le cicatrici dell'incontro con Scilla e Cariddi, si metterà le scarpe e correrà, come un podista, il core impavido d'un Dorando Pietri, ma le gambe d'acciaio e i polmoni fortissimi dell'uomo di domani, mentre ali di folla festante ne saluteranno il passaggio e le imprese atte a rinfrancare le sorti dell'Italiano avvilito dalla sferza della finanza albionica, massonica e giudaica.
Vincere, vincere, vincere! E vinceremo in terra, in cielo e in mare! È la parola d'ordine d'una suprema volontà.

Quella di Casaleggio.