martedì 31 gennaio 2017

Principio oclografico

PRINCIPIO OCLOGRAFICO
Congettura sviluppata nell'ambito della scienza politica quantistica, a partire dai lavori di Polibio e 't Hooft, secondo cui l'intera informazione sociale e la capacità democratica di un paese possono essere contenute nella parte deteriore del popolo ai bordi dell'usuale agone politico.

lunedì 30 gennaio 2017

Storie della mia vita e storie della tua vita

STORIE DELLA MIA VITA E STORIE DELLA TUA VITA
(senza spoiler eminentemente perspicui sulla seconda)

Svegliatami appositamente prima del solito, lanciato un quineano e stentoreo "gavagai" a sondare le profondità dello spazio sconosciuto, in nome della buonanima di Saussure mi accingo a leggere, tutta interessata, "Storie della tua vita", il racconto di Chiang da cui è stato tratto "Arrival".
Lo spettro di "Tlön, Uqbar, Orbis Tertius" si aggira per la stanza, Borges ride, Borges ride sempre in questi casi. Soprattutto è contento perché sa che in qualche modo verrà citato. Eccomi preparata.

Ve' gli eptapodi, che impressione, 'sti barilotti e i loro grovigli di semagrammi e i loro principi variazionali, magari è pure gente che si trova a suo agio negli spazi di Sobolev, cosa che io ritenevo possibile solo a certi fisici matematici dopo il terzo giro di alcol; mi si impegna il cervello, e già stanotte mi ero sognata che ero a Praga e c'era un gatto bianco fatto a losanga, lungo lungo, che lavorava come stola abusiva per le signore che volevano andare a teatro. Vado avanti a leggere. Qua e là mi schiarisco la laringe, mica mi sentiranno? Mi viene in mente quando Antonino ha incontrato per la prima volta mia nonna, e mia nonna ha parlato rigorosamente solo in veneto. Qui dev'essere stato addirittura peggio (mia nonna quantomeno ha conformazione umana). A proposito, in veneto "Arrival" sarebbe stato tradotto in "co 'rivo 'rivo, e se no 'rivo te scrivo", lo dico per i linguisti. Comunque non potrà essere peggio di quando Antonino mi ha detto "perché non impari un po' di programmazione funzionale?"

Per la cronaca, sto ancora rimandando, c'è stata una tremenda inondazione, non mi avevano consegnato il tight, le cavallette.

Sancta Characteristica universalis orapronòbis, però, il racconto è interessante. Bella storia. Mi si compone davanti codificandosi per immagini. Quello che ho capito è che crescere dei figli deve avere a che fare con dei conati di linguaggio performativo, sì, e di giochi a somma diversa da zero; ma soprattutto con degli impossibili processi di ottimizzazione, di vana e tortuosa ricerca di massimi e minimi. L'avrà detto anche Fermat, di sicuro; sarà stata una delle dimostrazioni che ha omesso di scrivere perché non c'era spazio sul margine della pagina.

mercoledì 18 gennaio 2017

Epinicio preventivo per il premio Galileo 2017

EPINICIO (PREVENTIVO) PER IL PREMIO GALILEO 2017
Strofe:
Scienza che in Padova scosta le brume,
al popolo profferta, che l’osanna,
qui di rigore col vezzo s’affanna
di far dolce lettura e raro acume;
Scienza, che sgorga qual nitido fiume
per cui la mente alfin si disinganna
e la visione ormai si disappanna
per sempre di Ragion chiedendo il Lume!
Di scienza l’operar qui si promulga,
di libri che superbe hanno pene:
si sta a vedere come si divulga,
e chi lo fa di molto, e quindi bene.
Antistrofe: 
Atena v’è propizia, prediletta
figlia d’Egìoco, chiara di mente,
saggia nell’occhio ch’è tutto lucente,
compagne la cultura e la civetta;
vergine che prima s’è costretta
lieve ad amare soltanto il sapiente,
lei, giudice d’Oreste e d’altra gente,
sui fati d’Odisseo sempre diretta;
così con Galileo, nobile padre
tra questi liberi banchi di scienza,
s’appresta a giudicare nomi e squadre
che fanno diffusion di conoscenza.
Epodo: 
E quivi, Atena, Padova, scienziati
riuniti nel finale dell’agone
che darà gloria e lustro, testimone
di sogni così ben comunicati,
io tutti già v’osservo, convocati
nel nome d’Eloquenza, di Ragione.
Ed ecco, s’è disciolta la tensione,
di lauro poi si cingono i premiati,
ecco il sapere che il volgo lambisce
scendendo d’Accademia, da Liceo,
fino a che tutto quaggiù si capisce.
D’in cattedra sorridi, Galileo.

martedì 10 gennaio 2017

La banana

[Storie antiche di famiglia - si ringrazia la mia mamma]

LA BANANA

Erano gli anni della Seconda Guerra e O., allora bambina, andava a scuola. La famiglia di O. non era mai stata ricca ma si riusciva a mangiare tutti i giorni; tuttavia O. lo vedeva, tra i suoi compagni di classe, che c'erano bambini costretti a scrivere sulla carta del formaggio e altri che vestivano alla marinara. Tra questi ultimi, i possidenti, i benestanti, vuoi perché figli di spiccia nobiltà (il padre di O. diceva "nobile come una vacca in automobile"), vuoi perché figli di gerarchi, ammanicati, esponenti della schiuma arricchita fascista (il padre di O. veniva picchiato dai fascisti), tra questi, dico, c'era addirittura un bambino che, in piena guerra, poteva permettersi di portarsi a scuola come merenda una banana. E O. non aveva mai visto una banana, perché la frutta si mangiava quella di stagione, e in mezzo al Veneto non è mai stagione di banane. 

"Perché quel bambino mangia la banana?" chiese allora a sua madre, una volta rientrata a casa. E la madre, impietosita, non volendo far pesare alla figlia le condizioni di relativa indigenza, inventò il capolavoro della menzogna: "Perché è malato, le banane sono un cibo che si dà ai malati, come le medicine"
"Poverino" pensò O., che era in buona salute e invece il suo compagno di classe era costretto a curarsi con le banane, nonostante i soldi e la buona famiglia e il vestito alla marinara.

O. credette che le banane fossero un cibo per malati fino ai vent'anni compiuti.

giovedì 5 gennaio 2017

Adriano all'alessandrina

ADRIANO ALL'ALESSANDRINA

(Tautogramma in "A" in versi alessandrini e in rima baciata in cui si riassume - be', più o meno - "Le memorie di Adriano" di Marguerite Yourcenar. #semprepiùdifficile)

Apocrifo antenato: / "Aurelio, amico, ascolta.
All'atto ancor anìmula / all'aspro autor avvolta,

apprezzo arrovellarmi, / ansante ambisco avere
accolite attenzioni: / allocuzioni austere

ascolta adesso, accostati. / All'avo ansioso arriva
amaro, antico auspicio; / altre avventure ambiva.

Affetti avevo achei: / anzich'all'agre armi
accanto ad Aristotele / amavo assicurarmi,

accanto ad Aristarco / accostumato andavo,
astronomo accorrevo, / accorto almanaccavo.

Armato ampliavo ambienti / all'Angli attribuiti,
adulto arrivo all'apice; / Arsàcidi ammansiti.

Amato, amante Antinoo! / Augello adolescente,
all'ampio ardor adatto, / aspetto avevi aulente!

Amore, ansia angelica,/ arrocco appassionato,
ascosa apparizione, / appartenuto, andato!

Alcova assassinata! / Augusta austerità
appronta all'avvenire: / annulla avversità.

Accomiatarmi anelo; / avanzo, appassendo,
all'acida agonia / assimilarmi attendo.

Adesso avverto angoscia, / assetto affievolito,
astiosa agripnìa, / avulso appetito.

Afflitto avvilisco, / amato, amante anziano,
all'Ade approssimando: / amarcord. Adriano."