venerdì 17 giugno 2016

Biancaneve in settenari

Biancaneve in settenari 

(fa caldo, sto guardando Italia-Svezia, non ho voglia di fare niente)

S’è punta la regina,
mentre cuciva, un dito:
“che il voto sia esaudito
d’avere una bambina!

Così mostrarsi deve:
nera di chioma, rosse
le labbra e poi che fosse
bianca come la neve!”

Col re s’accorda e tromba,
ma sorte l’è funesta:
a partorir s’appresta,
si sgrava e va alla tomba.

La bimba nasce e frigna;
il re, pria che sia tardi,
(d’accordo Giovanardi)
le offre una matrigna.

La donna prende impegno
di far da moglie al vecchio,
chiede però allo specchio:
“chi è mai più bella in regno?”

“Sei tu, sei tu padrona”
risponde un po’ ruffiano,
ma un giorno non lontano
del tutto si sbottona:

“Dirò che sei un tipo,
più bella è la ragazza.”
La donna assai s’incazza 
e sbatte su uno stipo.

“Qui svelto, cacciatore!
Ammazza la smorfiosa!
Farai gradita cosa
se porti indietro il cuore.”

Il cacciator s’attrista
e vìola un poco il patto:
sacrifica un cerbiatto
(non era animalista).

Sì Biancaneve scappa
tra sconosciute fronde,
finché poi si nasconde,
si ferma e fa una tappa

in una casa vera
sì piccolina e storta
che ha con fatica scorta
vicino a una miniera.

Qui son sette nanetti
che fregansi le mani:
“Ti tratterem da cani,
ci laverai i calzetti,

soddisfi tutti quanti,
ma salva sei però:
ehi-ho, ehi-ho, ehi-ho”
e seguitano i canti.

E Biancaneve avvezza
al polo e pure al golf
s’adatta a far la colf
e vuota la monnezza.

Mentre un bel giorno piega
i panni che ha lavato
s’accosta al suo selciato
la vecchia e brutta strega.

(Questa ch'è sulla soglia
è la matrigna invece:
lo specchio pur le fece
mangiare un dì la foglia.)

S’accosta con cautela
ché vuole avvelenarla:
tanto le dice e parla
che l’offre già una mela.

E mangia, sventurata!
Il sangue dalle vene
le scema e quindi sviene:
per morta vien lasciata.

I nani alla magione
la sera ritornando
la scoprono gridando:
“non ha assicurazione!”

Chi l’ha seccata? È giallo!
Ma pria che il corpo olezzi
le fanno con gli attrezzi
la bara di cristallo.

E qui giace d’estate
qual morta pur da viva 
(la mela è inoffensiva:
fa come Mitridate,

manco le viene il tifo:
ché la matrigna inetta,
per quanto ci si metta,
in chimica fa schifo.)

Qual sorte pur le tocca?
Un principe l’aggancia,
la sfiora sulla guancia
e giù di lingua in bocca.

Così più non riposa,
si sveglia in gran tormenti.
“Almen lavati i denti!”
gli dice. Poi lo sposa.



17.6.2016

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