giovedì 8 gennaio 2015

Elementi

Come avevo anticipato prima delle feste, eccomi di ritorno con Elementi.

Succede a volte che ti svegli ed entri nella fase "e ora, qualcosa di completamente diverso!" 
È stato così anche per me. Non del tutto diverso da ciò che faccio di solito, in effetti, ma m'era venuta voglia di sperimentare linguaggi diversi senza troppi vincoli.

(E così mi sono messa a studiare programmazione!

Ma questo l'ho fatto dopo, a metà novembre. Prima mi ero messa a sperimentare linguaggi diversi in altro modo.)


Quando ho cominciato a scrivere Elementi, nel gennaio del 2014, l’obiettivo che mi prefiggevo era di comporre una silloge di versi ispirati alla tavola periodica degli elementi. Non che l’idea sia particolarmente originale: vanta almeno il precedente de Il sistema periodico di Primo Levi, anche se in quel caso si tratta di prosa su alcuni elementi selezionati. 

Il progetto originale, dunque, prevedeva di estrapolare da ciascun elemento una caratteristica e usare questa caratteristica per parlare d’altro e non dell’elemento in sé, perché non mi interessava (né sarei stata capace di farlo) scrivere un manuale di chimica in rima: la struttura del testo tiene soltanto conto del fatto che tutto è chimica, ivi compresa la vita. 
Questa impostazione è rimasta, così come è rimasta la scelta metrica: ma, mano a mano che procedevo nel lavoro, l’opera si è concettualmente ampliata oltre le mie aspettative, arricchendosi tra l’altro di stacchi in prosa, ed è diventata una specie di monstre che ho problemi a definire. Ci ho ritrovato dentro pezzi di epica e pezzi di lirica, stralci di viaggio e di diario; la figura del corifeo e la sua voce narrante sono di derivazione tragica e rendono conto di quello che è l’agone nel quale la storia si materializza, anche se si trovano a pestare i piedi all’assurdo e al pastiche. La sperimentazione letteraria è stata massiccia: Elementi si muove anche per esplorare i limiti della narrazione fuori dai canoni del romanzo e della poesia.

Elementi è un viaggio e come tale si propone di dipanare una gerarchia sociale: è un viaggio in cui i personaggi appaiono, in effetti, senza alcuna gerarchia tranne quella dettata dalla dicotomia tra l’io narrante e tutto il resto del mondo, ivi compreso il corifeo, che con i versi non riuscirà mai a dialogare, perdendo così la sua funzione tragica ed essendo costretto a cercarsene un’altra.

Buona lettura!

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e qui sotto, invece, la testimonianza della mia (totale) assenza di pudore.


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