Mio padre ha 75 anni. Mio padre ha 75 anni e ha sempre avuto con la tecnologia un rapporto di reciproca diffidenza. Rimpiange i tempi in cui si scriveva con la macchina per scrivere e si fotografava con la pellicola, senza ricordarsi - io sì, perché sono figlia, e memore, e stronza in qualità di figlia memore - che non ha mai imparato a scrivere a macchina né tantomeno a fotografare con le macchine a pellicola. Costretto dallo Zeitgeist e dalla presbiopia a sostituire il vecchio cellulare con uno "smàrfon", mio padre ha 75 anni ed è entrato nel ventunesimo secolo. Tutto contento. Adesso mi scrive su Whatsapp e pare che non abbia mai fatto altro nella vita.
domenica 18 giugno 2023
Il boomer
martedì 13 giugno 2023
Necrologio
domenica 4 giugno 2023
Al mercato
Sonetto scritto dopo quarant’anni di realismo capitalista
Al mercato
Volevo cominciare a fare acquisti:
è lecito se vuoi, così tu dici.
Richiesi quindi tre ore felici,
capacità di negare imprevisti,
speranze di domani, viaggi tristi
che non lasciassero mai cicatrici,
la stima di qualcuno, tanti amici.
Resuscitare i morti a noi frammisti,
pagare dignità e acquiescenza,
questo volevo: per niente temendo
che mai costasse ancora troppo caro.
Comprare vita, fiducia, pazienza,
che se m’avanza poi me la rivendo;
e non trovai né prezzo né denaro.
martedì 30 maggio 2023
Sonetto di Emmy Noether
Il movimento di quest’universo
si regola fra le coordinate,
si nutre di grandezze derivate
in un linguaggio algebrico sommerso
che dice del comune e del diverso;
in equazioni bene calibrate,
negli invarianti e le forme traslate,
in ciò che ruota ancora in ogni verso,
infine si concede in un’azione,
nei tanti modi di dire energia
che muta, dunque, mentre la si osserva.
Così comprende allora la ragione:
lì dove resta qualche simmetria
c’è già qualcosa poi che si conserva.
sabato 20 maggio 2023
Quartine di malavoglia
Susanna Tamaro si è lamentata che a scuola si studia troppo Giovanni Verga.
Sonetto della forma
La forma
Permane un’inquietudine sfalsata,
la sovrapposizione malaccorta
di tante fasi di me; la più corta
che copre a stento quella più allungata,
quella presente su quella passata,
una futura che sembra già morta,
un’altra viva che invece s’è sporta
avanti però tutta impreparata.
Così vien via la voglia inopportuna
d’aver pensieri nuovi e poco scaltri;
la testa s’abbandona e si risciacqua.
“La forma mia non mi dà pena alcuna:
si è soli unicamente in mezzo agli altri”
dice la goccia d’olio immersa in acqua.
venerdì 5 maggio 2023
1≠0
1≠0.
Se fosse 1=0, infatti moltiplicando entrambi i membri per un arbitrario numero reale x avremmo 0x=1x, e cioè 0=x, e quindi l’asse reale sarebbe costituito dal solo zero. E ciò non è, per cui 1≠0.
E quindi ho pensato a Leibniz, e a Heidegger, e alla metafisica, e alle ricerche dell’astronomia, e quindi sonetto.
(Ammetto che “e quindi sonetto” segue da pressoché qualsiasi premessa.)
Perché c’è poi qualcosa e non il niente
io non so dire: fu l’aspra follia
d’un universo che sembra che sia
però del tutto muto ed incosciente.
Principio di ragione sufficiente,
l’abilità del vuoto, o la via
originaria di un’asimmetria
che sparigliò materia: qui presente
esiste, infine, tutto l’universo
col carico di numeri e mistero
che ci portiamo addosso e nella testa
E l’uno dallo zero è ben diverso:
se ciò non fosse, soltanto lo zero
sarebbe dei reali ciò che resta.