venerdì 5 marzo 2021

Sonetto sanremese

 Una canzone nel vuoto

(sonetto sanremese 2021)


Un suono, da se stesso in sé sospinto,

incoccia, dritte e storte, le sue note

e vola poi tra le bocche: devote

al tempo mai cambiato e sempre estinto,


in questo immarcescibile recinto

delle parole vicine e remote,

e delle orecchie e delle sedie vuote,

e sembra vero ancora, e quindi finto.


E canta già dal buco del proscenio,

e prende il vuoto e tutto lo perfora,

s’infiora, danza, poi sveste la quiete,


e canta: come l’urlo senza genio,

come la nenia che vive e rincuora,

come il racconto che dice e ripete.


domenica 14 febbraio 2021

Sonetto di San Valentino

come se non se ne fosse già scritto fino alla nausea, 

Sonetto dell’amore


S’è detto impulso, e sogno, e artefatto

dei sensi, dell’istinto e della voglia;

e grumo di ragione che si imbroglia,

un dolce e sacrosanto venir matto,


s’è detto forma pura di contratto

senza parole o con troppe, la soglia

del corpo che si veste e che si spoglia,

s’è detto solitudini a contatto,


s’è detto fiato che inciampa e si spezza,

attesa in controluce, il prender cura

d’aspettative incostanti e comuni,


s’è detto vita intera e l’altra mezza,

s’è detto forza e culmine e paura,

e mai che ci si possa dire immuni.


venerdì 5 febbraio 2021

Sonetto di Epimenide

 Sonetto di Epimenide


Questo sonetto si porge beffardo,

ma lo racconto col cuore sincero.

Andava, col suo passo, sul sentiero,

un certo saggio. Posò qui lo sguardo


sopra un passante, che senza riguardo

espose impertinente il suo pensiero:

“Ch’io sia cretese, non è poi mistero.
E, qual cretese, per forza bugiardo.”


Il saggio non sa dire se mendace

è dunque la parola, il contenuto,

o quel linguaggio del quale s’è valso


per dire ciò che sente; quindi tace.

Questo sonetto pure resta muto:

e ciò che dice è vero e insieme falso. 

giovedì 4 febbraio 2021

Sonetto delle consultazioni

 Sonetto delle consultazioni


Vengano dunque al cospetto di Draghi:

dei pezzi titubanti della Lega,

del Cavaliere la sobria congrega,

grillini aggrovigliati ai loro svaghi,


e quelli del PD, compìti e vaghi.

Meloni dice no, che se ne frega.

C'è quello che s'è dato per stratega,

genio dei tattici, mago tra i maghi,


quell'ego proteiforme di Firenze;

e poi sinistre e centri e volti misti.

Tremano e sperano, mute, le folle,


intatte tra i problemi e le esigenze,

tra le necessità e gli imprevisti.

Lungo, un sospiro si sente dal Colle.

martedì 19 gennaio 2021

Sonetto classista di Toti, Moratti e Boralevi

 Sonetto classista di Toti, Moratti e Boralevi


Un dì si palesò un pensiero truce:

al virus non siam tutti così inclini!

Tenete i vecchi tra i loro confini,

si muore tra chi ormai più non produce.


Questo ragionamento si traduce

nel riservare maggiori vaccini

ai benestanti: ché i loro destini

son già del bel Paese l’alta luce.


Si pone giustamente la domanda

a chi saranno elargiti i favori,

se solo il patrimonio si rispetta:


a chi possiede aziende o le comanda,

a innumerevoli ignoti evasori,

o a ricchi fattorini in bicicletta?

domenica 17 gennaio 2021

Sonetto di Ceppaloni

 Sonetto di Ceppaloni


Fu l’onfalo politico, il segreto

appoggio d’ambo i lati, cieca sorte

nascosta dentro il numero; già forte

nel suo concedere, spesso incompleto,


oggi un permesso, domani un divieto,

nel decretare la vita e la morte,

nel far legislature lunghe o corte;

non mai futuro, nemmeno obsoleto,


fu l’immutato presente. Si crede

ora l’eterno ritorno, la stella

polare in questi cieli: “fate perno”,


un giorno disse peraltro Archimede,

“su quel ch’è sempre Clemente Mastella:

solleverete il mondo, ed il governo.”

mercoledì 13 gennaio 2021

Sonetto della pastina (DS22)

 Canti dell'appendice non ce ne saranno, anche perché il vile diverticolo era già stato omaggiato di un sonetto quando si era infiammato l'estate scorsa, così che poi si è montato la testa. Però la breve e tutto sommato tranquilla degenza meritava un epitaffio, e quindi ecco il componimento dedicato all'imponderabile.


Sonetto della pastina


Già sgusci iridescente dentro il brodo

in pallide sembianze glutinose,

viscosa, tra le scie filamentose

d’un cacio putativo: in questo modo


non si sa più se liquido o se sodo

è il mondo il cui qualcuno un dì ti pose.

A tal domanda, nessuno rispose.

Eppure ti sorseggio e quasi godo,


pastina senza nome, nell’averti

innanzi a me dopo un lungo digiuno,

tu viscida, irrisolta ragnatela


d’aromi e di sapori spesso incerti.

Grata lappando, occhieggio l’opportuno

contorno molle di polpa di mela.


in memoriam

13.1.2021