martedì 14 marzo 2023

Pi day 2023

Sonetto di un numero trascendente

Non si concede ad alcuna esperienza

eppure è presupposto del reale,

oltre le forme e il senso materiale;

esterna vaga indiscussa potenza


di cui non si discute che l’assenza

dall’incostanza del mondo mortale:

è questo che per molti ancora vale

quando si parla della trascendenza.


I numeri e gli Dèi con questi nomi

spartiscono problemi equivalenti,

un infinito portandosi in dono:


una radice d’altri polinomi

che abbiano per soli coefficienti

numeri razionali io non sono.


domenica 12 febbraio 2023

Sonetto silenzioso

Sonetto malinconico e taciturno della domenica mattina


Non è silenzio, solo sospensione.

Dicevi che s'è rotto l'ingranaggio

solenne e immeritato del linguaggio,

che sta cercando la destinazione;


che manca il ritmo, o la maturazione,

che manca il senso proprio del miraggio,

la pertinenza a qualche personaggio,

la forma della prima lallazione.


Eppure sembra davvero silenzio,

e quindi pace, terrore, mancanza,

vendetta inverosimile e proterva,


ebbrezza vecchia imbevuta di assenzio;

una parola tardiva mi avanza

e non so bene ancora a che mi serva.



domenica 15 gennaio 2023

Il girone dei mediocri

 Il ministro della Cultura ha appena dichiarato Dante padre della cultura di destra. Necessitano terzine.

(Si ringrazia l'Originale, canto III, inferno)

Il girone dei mediocri
"Vedete dunque laggiù l'Alighieri:
che fu dei destri il padre son sicuro.
Così pongo nell'oggi i modi d'ieri."
Queste parole di colore oscuro
mi riferì la bocca d'un ministro,
per ch’io: "Maestro, il senso lor m’è duro,
a malapena i nomi ne registro."
Ed elli a me, con agro umore in petto:
"Non v'è question di destro o di sinistro.
Noi siam venuti al loco ov’i’ t’ ho detto
che tu vedrai le genti dolorose
c’ hanno perduto il ben de l’intelletto,
il limite del verbo e delle cose."

martedì 10 gennaio 2023

Affetti spezzati

 Sonetto d’un prelato e un principino


Gemette l’ex reale, con gran scorno:

“Ma guardami, quaggiù fra gente bassa,

spettegolando intento a batter cassa, 

inutile secondo, forse corno!


D’antichi fasti adesso disadorno,

la mia famiglia ancora mi declassa!”

“Vedi, il potere è pur roba che passa,

ma noi dobbiamo restarci all’intorno,


serbare sempre il rancore ben fresco”

disse il famiglio del fu Benedetto

“Scriviamo libri col pugno mai domo!


Insolentisci William (io Francesco)

con qualche lacrimoso mezzo detto.

Così pur si mantiene al mondo l’uomo”.


sabato 7 gennaio 2023

Sonetto dei satelliti medicei

 Il 7 gennaio 1610 Galileo Galilei scopriva tre dei quattro satelliti maggiori di Giove; il quarto una settimana dopo. Da allora sono noti come satelliti medicei.

E quindi,

Sonetto dei satelliti medicei
Non tutto ruota allora attorno a noi;
non siamo quel fruttuoso e giusto perno
dell'universo, del senso; l'eterno
accumularsi del prima e del poi
non è motivo nostro; non eroi
né limiti del cosmo, né governo
o mai destino siamo; e del moderno
discorrere del mondo, se lo vuoi
trattare con le leggi di natura,
noi siamo parte, ma non siamo scopo.
Altro, diverso e lontano, si muove:
senza che sia ragione nostra e nostra cura.
Ma questo, che ora dico, verrà dopo.
Stanotte guarda lungo intorno a Giove.

lunedì 19 dicembre 2022

Bastava il pensiero

Domenica è Natale. Due racconti come regalo, da cui il titolo.

Non sono racconti a tema natalizio: parlano di desolazione e solitudine. Amarezza. Incredulità. Ricordi mancati e prospettive. Evviva! È per trovare un equilibrio umano tra il quarto panettone e la settima visione di Love Actually



Non so se faranno parte di una futura raccolta; li ho scritti nelle ultime due settimane perché avevo queste idee appese lì e del resto il progetto grosso del 2023 riguarda non dei racconti ma un poema che parla d'amore e di topologia generale, per cui sto studiando moltissimo ...entrambi gli argomenti.

Nel frattempo, ecco qui "Il capannone" e "All'aeroporto".

Bastava il pensiero - PDF

Bastava il pensiero - ePub

venerdì 25 novembre 2022

L'elenco puntato

A scuola il professore di storia e filosofia aveva delle velleità dottrinali e salvifiche per cui, oltre a spiegarci la storia e la filosofia, doveva fare il pedagogo, lo psicologo, il mentore, il vate, o capitano mio capitano, sticazzi.

A volte chiudeva il libro e, con voce melliflua e apodittica, faceva partire la predica: i giovani, la morale, la bellezza, il sapere, la vita, o capitano, sticazzi di nuovo.
Era, di per sé, una persona subdola e vendicativa; ma mascherava il tutto con un pacato cattolicesimo fatto di sorrisi e stentate battute sempre troppo grossolane, velenoso solo in coda.
Quando faceva la predica io un po' sbuffavo, un po' scambiavo bigliettini con la mia compagna di banco che sbuffava anche lei, un po' almeno potevo ripassare la lezione per l'ora dopo quando arrivavano le persone serie a insegnarci il greco o la matematica.
Poi a me la filosofia piaceva per cui il pomeriggio andavo a leggere i libri in biblioteca o li compravo in libreria, ma se fosse stato per lui, o capitano mio capitano sticazzi, adesso sarei un'arida apologeta del disimpegno intellettuale oppure mi sarei data all'eroina, non so.
E insomma quest'uomo aveva la fissa di fare le cose psicologiche, di esplorare la nostra coscienza, le nostre fragilità di adolescenti, la nostra pubere autoconsapevolezza, per cui una volta ci assegnò un breve compito da fare in classe che consisteva nello stilare una lista di cinque aggettivi che ci descrivessero.
Io lisciai con diligenza il foglio a righe e scrissi il seguente elenco puntato:
1. pigra
e consegnai.
Non gradì, con ciò dimostrando secondo me di avere poco spirito.