venerdì 3 dicembre 2021

Il silicone

Dedicato alla storia penosa del no-vax cinquantenne di Biella che cercò di farsi vaccinare un braccio posticcio.

Sonetto di silicone biellese

Che cos'è vero mai? Che cos'è finto?
Che cos'è l'apparenza, la sostanza;
cosa il futuro, la sorte che avanza,
di cui son prigioniero, inerme, vinto?
M'invento un mondo, mi voglio convinto
di quest'interna e muta dissonanza
di ciò di cui non ho più padronanza,
di quest'ammasso pietoso indistinto
di sogno e di realtà. M'invento un braccio,
m'invento la finzione della polpa,
un'intenzione farsesca ed illusa;
m'invento qualcos'altro e poi mi taccio,
un universo nuovo e senza colpa,
un altro sogno forse, un'altra scusa.

martedì 16 novembre 2021

Il sistema bancario

 La settimana scorsa in farmacia mi hanno dato come resto una banconota da 20€ a cui mancava un angolo. Me ne accorgo troppo tardi e venerdì mattina vado in banca per sapere se possono darmene in cambio una buona.

Gran consulto fra gli impiegati della banca: torni lunedì, perché deve fare richiesta formale, e non è detto che vada a buon fine, e insomma, se adesso le direttive superiori ci permettono di fare il cambio, dobbiamo vedere, è molto difficile, perché poi va a finire che rimane scoperta la filiale (per 20 euro) e ci smembrano e vendono i pezzi alla Grecia e all'Argentina.
Un po' impressionata trascorro il fine settimana in ambasce, meditando sulla sorte dei miei poveri 20 euro (e augurando repentine gastroenteriti innocue ma fastidiose al farmacista) (tanto può vendersi i fermenti lattici e l'imodium da solo), lunedì intimorita non vado da nessuna parte, stamattina mi trovo a passare in centro e dico proviamo ad andare in banca, affrontiamo questo dramma, mi sentivo Servillo ne Le conseguenze dell'amore, però aspetta, mi dico, vediamo se riesco a sbarazzarmi della banconota senza mettere in pericolo le sorti creditizie dell'Europa, la sopravvivenza dell'euro, whatever it takes, quelle cose lì. In piazza c'è un distributore automatico di amenità assortite. Metto dentro i 20€. Li mangia tranquillamente. Seleziono il prodotto, ritiro il prodotto, una cascata di monetine di resto.
Il sistema bancario è salvo, abbiamo scaricato il problema sul mercato.
(La prossima volta in farmacia pago col bancomat)

mercoledì 10 novembre 2021

La vendetta

"Mi chiamo S. Ho 35 anni. Mi sento già vecchio; anzi, mi sento in quel limbo di chi non è né vecchio né giovane. Guardatemi. Una laurea magistrale in lettere moderne, un dottorato in italianistica. E poi la solita trafila: uno stage qui, un contratto lì. Le faremo sapere. Visibilità. Un'opportunità per crescere. Ho speso soldi e illusioni nelle scuole di scrittura. Il ragazzo è bravo, ha una voce. Una voce della sua generazione, dicevano. Vedrai, la svolta è dietro l'angolo. Uno con le tue capacità! È solo questione di avere le carte giuste al momento giusto, e tu le hai. Dicevano. Mi chiamo S, ho 35 anni, faccio il ghost writer. La sera vi consegno le pizze, sì, sono sempre io. I miei genitori mi guardano ancora vedendo in me le potenzialità inespresse. È uno sguardo doloroso. Non so cosa sia mancato: il caso, lo sfacciato opportunismo, l'incapacità di arrendersi alla realtà, amici migliori, nemici peggiori, chi lo sa. Scrivo i testi per gli altri. Per quelli arrivati, per quelli che non hanno tempo, o talento, o entrambi. In fondo posso dire che guadagno con quello che scrivo, no?

Be', guadagno poco. Ma qualcosa. Pagano tardi. Però il pù delle volte pagano. Mi chiamo S, ho 35 anni, ho vissuto nei romanzi e nelle rime, ho amato Marcel Proust e Pier Vittorio Tondelli, ho corteggiato Ludovico Ariosto e Dylan Thomas, e ditemi un qualsiasi poeta minore delle isole Comore e io ve ne recito un distico, e vi consegno anche le pizze. Io sono tutto questo, e un giorno ho deciso di vendicarmi.
Un gesto solo. È una cosa che faccio per me.
Arriva l'occasione che aspettavo. Ho questo lavoro per le mani. Presto l'anima a un altro: ha 35 anni come me, anche lui un inizio precario, l'incertezza. Poi la vita è così, a qualcuno gira, a qualcun altro gira male. O non gira più, o promette che girerà. A lui è girata.
La sua autobiografia, mi dicono. E io lui lo so chi è. E allora scrivo. Scrivo ricordandomi di essermi imbevuto di poltiglia e di miseria, e di bellezza e di atrocità, perché io ho letto, ho letto, ho letto, io che mi chiamo S, ho 35 anni, consegno le pizze e scrivo, maledizione. Scrivo.
"Non riesco a saziarmi di libri.
E sì che ne posseggo un numero probabilmente superiore al necessario; ma succede anche coi libri come con le altre cose: la fortuna nel cercarli è sprone a una maggiore avidità di possederne. Anzi coi libri si verifica un fatto singolarissimo: l'oro, l'argento, i gioielli, la ricca veste, il palazzo di marmo, il bel podere, i dipinti, il destriero dall'elegante bardatura, e le altre cose del genere, recano con sé un godimento inerte e superficiale; i libri ci danno un diletto che va in profondità, discorrono con noi, ci consigliano e si legano a noi con una sorta di famigliarità attiva e penetrante."
Lo porto all'editore e trattengo il fiato.
Quello mi guarda. Non oso alzare gli occhi, all'inizio. Poi sì.
"Davvero?" mi chiede.
"Davvero" dico.
C'è un attimo di silenzio in cui passa tra di noi l'universo intero. La vita, la vendetta, le possibilità, il libero mercato, che ne so. Tutto.
Allora lui sbotta e ride.
"È Petrarca. Una lettera di Petrarca."
"Esatto" dico io.
"Cazzo, dai. Petrarca nell'autobiografia di Di Maio?"
Un uomo ha bisogno di un solo istante di coraggio, nella sua esistenza. Che sia questo, mi dico. "Sì. Facciamolo."
Di un solo istante di coraggio e di un complice privo di scrupoli.
Mi guarda e continua a ridere. "Scordatelo".
Gli porgo una seconda bozza.
"Quel giorno chinai lo sguardo a terra. Mi guardai le punte delle scarpe e le sollevai verso l’alto. Mi dondolai pian piano sui piedi. Poi distolsi lo sguardo dalle scarpe e vidi sulla scrivania una riproduzione dell’agenda rossa di Borsellino."
Sospira. "Questo va bene."
Mi chiamo S. Ho 35 anni. Un giorno ho rischiato di diventare un eroe."

mercoledì 27 ottobre 2021

Latinità

Svolgimento: un giorno il medico di Marco Porcio Catone - meglio noto come Catone il Censore - osservò il ginocchio dolorante del suo paziente e sancì l'ineluttabilità dell'asportazione del menisco.

Titolo: Cartilago delenda est

sabato 16 ottobre 2021

Poscia più che il green pass poté il digiuno

L'epopea di Barillari & Cunial chiusi negli uffici della regione Lazio

Poscia più che il green pass poté il digiuno


“Di qui sol ci trarranno con la forza!”

il Barillari urlò. Il ferale passo

or s’è compiuto, il volto suo non smorza 3


l’ardore impavido. Né fu mai lasso

lo spirito di lei che fu sodale:

ben nota per capire manco un casso 6


di quel ch’è scienza o la vita reale,

ardita e non soltanto comprimaria

nei larghi uffici della Capitale 9


contro la dittatura sanitaria 

s’ingegna a rimanere a protestare.

Ascosi al mondo gridano nell’aria 12


i due di contro a quel lasciapassare

che il volgo, imbesuito, dice verde:

“E mai ci lasceremo conquistare! 15


La libertà, per noi, giammai si perde!”

vanno tuonando. Già cala la notte;

il mondo tra le strade si disperde. 18


Muti e pur fieri, le menti incorrotte

dal più comune e fatale buon senso

i due guardan le ore ininterrotte 21


di cui si dice il tempo troppo denso.

E scorrono feroci, ed è la fame:

“Quant’è che stiamo qui? Tre mesi, penso” 24


l’un dice all’altra; le nobili brame

di paladini liberi son quasi

adesso vacillanti. “Con le lame 27


soltanto ci trarranno! Mai persuasi

saremo noi dai moniti di Draghi,

o di Speranza. Si contino i casi 30


- e non saranno pochi, né mai vaghi -

di morti di vaccino! Noi sappiamo!”

ancora si confessano, presaghi 33


d’acri futuri, del crudo ricamo

che fa, nell’ombra, la bieca Big Pharma.

“Tre mesi? Un anno ormai che resistiamo! 36


Sol ci spodesterà il ricorso all’Arma!”

Ma il Tempo, lo si sa, sovente illude

chi vanamente farfuglia e s’allarma, 39


e non son mesi, né un anno si chiude

su quella loro lotta: qualche ora

è qui trascorsa appena, e non prelude 42


ad altre in quegli uffici. Trascolora

l’eroe, che già digiuna dal mattino;

vorrebbe pur mangiare la signora. 45


“Ci fosse un bar, magari, qui vicino?”

infine lui propone, e quindi chiede:

“Non si potrebbe fare uno spuntino?” 48


E lei, che quasi sviene e tutta siede

contrita nel silenzio degli uffici:

“Ma sì; del resto, oramai, chi ci vede?” 51


I due, dall’atto estremo resi amici,

avanzano tremando verso il mondo.

“Ahi, forze di natura traditrici, 54


piegate verso il greve, cupo, immondo

volere dei Poteri oscuri e forti!

Ahi quanto siete voi, vigliacco sfondo 57


di questi lutti e dei futuri torti!”

gridano i due, nel pigliare coscienza

che, pur se per la fame quasi morti 60


s’aggrappano al barista, in quanto senza

green pass non più verranno qui sfamati.

“La lotta s’interrompa con urgenza!” 63


gemono quindi, sviliti e stremati.

Ritornano ai rumori della gente,

in mezzo a tutti i folli vaccinati. 66


Il mondo gira ancora, indifferente.


16 ottobre 2021

lunedì 11 ottobre 2021

La matrice

 LA MATRICE

(breve componimento in endecasillabi in rima baciata)


Discorsi al gran raduno matriciale.

L'un l'altra le matrici, la reale

sì come la complessa, van dicendo

di quel ch'è stato a Roma, trasalendo

alle parole d'una tale Giorgia:

"Squadrismo, questo sì; ma chi lo forgia?

Ignoro invero qual sia la matrice!"

Arriva un'Hermitiana, e presto dice:

"Io, che con la trasposta coniugata

 coincido, dico no: non sono stata."

"Ed io nemmeno" qui pare trabocchi

la furia, inscatolata dentro i blocchi,

di una di Jordan. "Ma che impudenza!

Anch'io protesto qui la mia innocenza"

una matrice di Cartan così

osserva "dentro l'Algebra di Lie

domenica vagavo, non per l'Urbe.

Ad altri vanno ascritte quelle turbe."

Si guardano l'un l'altra le tabelle,

cercando invano un'oscura ribelle;

e tutte, le invertibili, quadrate,

antisimmetriche, quante sian date

coi loro autovalori, tutti quanti;

quali che siano poi i determinanti,

insieme tutte dicono: "Giammai!

Non li causammo noi siffatti guai!

Una matrice, ma non matematica,

ti manca!" fanno, con aria pragmatica

"Ci pare, cara Giorgia, tu ti perda

sol la matrice dei fascidemmerda.”

martedì 5 ottobre 2021

Della pervasività dei sistemi complessi

 

Giorgio Parisi vince il Nobel per la fisica.

E quindi, sonetto.

Della pervasività dei sistemi complessi


Vedremo quindi, in queste e in altre scale,

acre disordine, e mille ragioni

ne cercheremo, e mille suggestioni

del suo svelarsi al mondo, e quanto vale


come sostrato denso, universale.

Vedremo le scabrose fluttuazioni

d’ogni sistema, e quali condizioni

si porgono all’immagine, al reale;


e tutto guarderemo, trasognati,

dai numeri compresi. Avremo nome

e forma in questi conti, paralleli


concetti in molte vesti calcolate:

li guarderemo tutti proprio come

disaggregati stormi in altri cieli.