martedì 10 gennaio 2023

Affetti spezzati

 Sonetto d’un prelato e un principino


Gemette l’ex reale, con gran scorno:

“Ma guardami, quaggiù fra gente bassa,

spettegolando intento a batter cassa, 

inutile secondo, forse corno!


D’antichi fasti adesso disadorno,

la mia famiglia ancora mi declassa!”

“Vedi, il potere è pur roba che passa,

ma noi dobbiamo restarci all’intorno,


serbare sempre il rancore ben fresco”

disse il famiglio del fu Benedetto

“Scriviamo libri col pugno mai domo!


Insolentisci William (io Francesco)

con qualche lacrimoso mezzo detto.

Così pur si mantiene al mondo l’uomo”.


sabato 7 gennaio 2023

Sonetto dei satelliti medicei

 Il 7 gennaio 1610 Galileo Galilei scopriva tre dei quattro satelliti maggiori di Giove; il quarto una settimana dopo. Da allora sono noti come satelliti medicei.

E quindi,

Sonetto dei satelliti medicei
Non tutto ruota allora attorno a noi;
non siamo quel fruttuoso e giusto perno
dell'universo, del senso; l'eterno
accumularsi del prima e del poi
non è motivo nostro; non eroi
né limiti del cosmo, né governo
o mai destino siamo; e del moderno
discorrere del mondo, se lo vuoi
trattare con le leggi di natura,
noi siamo parte, ma non siamo scopo.
Altro, diverso e lontano, si muove:
senza che sia ragione nostra e nostra cura.
Ma questo, che ora dico, verrà dopo.
Stanotte guarda lungo intorno a Giove.

lunedì 19 dicembre 2022

Bastava il pensiero

Domenica è Natale. Due racconti come regalo, da cui il titolo.

Non sono racconti a tema natalizio: parlano di desolazione e solitudine. Amarezza. Incredulità. Ricordi mancati e prospettive. Evviva! È per trovare un equilibrio umano tra il quarto panettone e la settima visione di Love Actually



Non so se faranno parte di una futura raccolta; li ho scritti nelle ultime due settimane perché avevo queste idee appese lì e del resto il progetto grosso del 2023 riguarda non dei racconti ma un poema che parla d'amore e di topologia generale, per cui sto studiando moltissimo ...entrambi gli argomenti.

Nel frattempo, ecco qui "Il capannone" e "All'aeroporto".

Bastava il pensiero - PDF

Bastava il pensiero - ePub

venerdì 25 novembre 2022

L'elenco puntato

A scuola il professore di storia e filosofia aveva delle velleità dottrinali e salvifiche per cui, oltre a spiegarci la storia e la filosofia, doveva fare il pedagogo, lo psicologo, il mentore, il vate, o capitano mio capitano, sticazzi.

A volte chiudeva il libro e, con voce melliflua e apodittica, faceva partire la predica: i giovani, la morale, la bellezza, il sapere, la vita, o capitano, sticazzi di nuovo.
Era, di per sé, una persona subdola e vendicativa; ma mascherava il tutto con un pacato cattolicesimo fatto di sorrisi e stentate battute sempre troppo grossolane, velenoso solo in coda.
Quando faceva la predica io un po' sbuffavo, un po' scambiavo bigliettini con la mia compagna di banco che sbuffava anche lei, un po' almeno potevo ripassare la lezione per l'ora dopo quando arrivavano le persone serie a insegnarci il greco o la matematica.
Poi a me la filosofia piaceva per cui il pomeriggio andavo a leggere i libri in biblioteca o li compravo in libreria, ma se fosse stato per lui, o capitano mio capitano sticazzi, adesso sarei un'arida apologeta del disimpegno intellettuale oppure mi sarei data all'eroina, non so.
E insomma quest'uomo aveva la fissa di fare le cose psicologiche, di esplorare la nostra coscienza, le nostre fragilità di adolescenti, la nostra pubere autoconsapevolezza, per cui una volta ci assegnò un breve compito da fare in classe che consisteva nello stilare una lista di cinque aggettivi che ci descrivessero.
Io lisciai con diligenza il foglio a righe e scrissi il seguente elenco puntato:
1. pigra
e consegnai.
Non gradì, con ciò dimostrando secondo me di avere poco spirito.

giovedì 29 settembre 2022

Un paio di sonetti di teoria dei giochi

Sonetto dell’equilibrio di Nash

Qui, tutti insieme, a guardarci negli occhi,

giocando le opportune strategie,

ciascuno in sé cercando nuove vie,

ed esiti imprevisti, ed altri sbocchi,


ostacoli reciproci, dei blocchi

al muoversi dell’altro; geometrie

dei modi e degli intenti, e simmetrie

di noi che qui giochiamo, saggi e sciocchi,


forse aspettando le mosse migliori,

forse tentandole. A volte le stesse

rimangono, qualunque cosa accada,


in una stasi fragile di umori:

finché nessuno prova l’interesse

quindi, lui solo, a cambiare la strada.



Sonetto di cooperazione e fiducia


Ancora noi; insieme, che giochiamo

con qualche gioco passato che resta

nell’ombra dei ricordi; nella testa

si porge l’eco, soffuso, il richiamo


d’una reputazione con cui ci stimiamo,

di ciò che sono state quelle gesta

di cui facciamo recupero; lesta

l’iterazione del gioco cui stiamo


ancora poi giocando si proietta

sopra il futuro quasi come un’ombra.

Giochiamo ancora, guardandoci intorno,


sopra noi stessi e dentro, senza fretta;

quest’ansia che s’affloscia, sì, e si sgombra.

Ci fideremo allora, forse, un giorno.


lunedì 26 settembre 2022

Quartine elettorali 2022

 E mi risparmio altri commenti, che son già triste così.

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C’era parecchia gente frusta e stanca:
“è sempre questa, l’insulsa minestra?”
A chi votava, gridava la destra:
“Sceglietci e potrete farla franca!
Condoni, meno tasse, prima i nostri!
Sentite qui che battito che ha il feto!”
E li votava il basso e l’alto ceto,
immemore, chissà, dei vecchi mostri.
“Ma no, votate noi! Nei tempi bui
il popolo per primo va sfamato”
dicevan quelli dietro a un avvocato
“Con quali soldi? Beh, con quelli altrui!”
Tra sé già concionava il terzo polo
con tecnicismi d’Europa e finanza:
“Mi sa che la più nobile alleanza
la faccio qui per me stando da solo!”
E poi c’erano quelli, i sempre scaltri,
con un programma davvero perfetto
che s’aggrappava a un unico concetto:

“Votateci, se no vincono gli altri.”
Concludo, ché mi manca la favella,
sperando già che in quest'amaro gioco
il turno dei gaglioffi duri poco.
(Pensate a quel che prova Mattarella.)

venerdì 9 settembre 2022

Balmoral, 9 settembre

"Dev'essere dura. Una persona sempre all'altezza del ruolo, per settant'anni. Mai una sbavatura. Mai sopra le righe. Per settant'anni abbiamo visto intatto il suo amore per il paese, il suo desiderio di servirlo. Sopra di tutto, conscia del senso dell'istituzione che rappresentava; amata in tutto il paese, anche da chi non vedeva di buon occhio la monarchia. Rispettata in tutto il mondo, conosciuta come un'icona britannica, la perfetta rappresentazione di ciò che di buono ha dato il Regno Unito. Per settant'anni! Dev'essere dura. Non credi?"

"William, figlio mio, fottiti"