martedì 5 ottobre 2021

Della pervasività dei sistemi complessi

 

Giorgio Parisi vince il Nobel per la fisica.

E quindi, sonetto.

Della pervasività dei sistemi complessi


Vedremo quindi, in queste e in altre scale,

acre disordine, e mille ragioni

ne cercheremo, e mille suggestioni

del suo svelarsi al mondo, e quanto vale


come sostrato denso, universale.

Vedremo le scabrose fluttuazioni

d’ogni sistema, e quali condizioni

si porgono all’immagine, al reale;


e tutto guarderemo, trasognati,

dai numeri compresi. Avremo nome

e forma in questi conti, paralleli


concetti in molte vesti calcolate:

li guarderemo tutti proprio come

disaggregati stormi in altri cieli.


domenica 19 settembre 2021

Krisis? What Krisis?

Giacché la verità è disvelamento, vi svelo le prossime dichiarazioni di un noto filosofo e personaggio televisivo dopo "aver cercato un po' su internet" e aver messo ciò che ha trovato in confronto con la sua filosofia.

- le Torri Gemelle sono crollate in quanto minate nelle fondamenta come il pensiero mitteleuropeo, e comunque la scienza non può interrogarsi sulle cause del loro crollo, ma solo sulla regolarità del fenomeno
- non siamo mai stati sulla Luna, anzi in realtà tutta la corsa allo spazio tra Stati Uniti e Unione Sovietica era un continuo stato di emergenza risultante in una serie di allarmi e diktat senza la volontà di uscire culturalmente dalla crisi
- l'universo non si è formato col Big Bang perché ciò avrebbe costretto l'Inizio a essere necessariamente iniziante
- A Roswell furono gli alieni davvero. O forse erano di Rovigo, comunque lui sono trent'anni che lo dice.
- Paul McCartney è morto ed è stato sostituito da un sosia, altrimenti non si spiegherebbero l'identità come relazione e il fatto che l'ente per essere tale è subito altro rispetto ad altre identità presunte
- il Molise non esiste, perché il noto filosofo stesso non è mai stato sindaco di Isernia.

martedì 7 settembre 2021

Sonetto polisemico sul giuoco del calcio

Polisemia nel giuoco del calcio

Un giorno, leggiucchiando la Gazzetta,

Antistene sbottò: "ma guarda un poco!

Si dice cinico questo o quel gioco!"

Diogene di Sinope, che in fretta


tornava dai suoi casi, dando retta

al suo compare ribatteva roco,

quasi che in gola gli covasse un fuoco:

"Nel gioco del pallone ci si aspetta


un vivere secondo la natura,

in autosufficienza, o che si miri

alla felicità?" "Ma no" rispose


Antistene "è quando di misura

si vince, gran difesa e pochi tiri.

I nomi vanno a caso sulle cose.”

venerdì 20 agosto 2021

Bestiario

 Nuvole grigie si acquattavano nel cielo d’un giorno del tardo Giurassico. Sperduto fra tempestose cime, il sauropode brucava meditabondo, sporgendo il lungo collo e immergendolo tanto nelle brume quanto in una ostinata solitudine. La coda, anch’essa lunga, si bagnava sconsolata di rugiada fredda.

Troppi pensieri lo tormentavano: lacerato dalla gelosia e dal desiderio di vendetta, non appena socchiudeva gli occhi lo assaliva l’incubo di quella giovane che bussava disperatamente alla finestra e che ora, chissà, non lo vedeva che come un essere rozzo e ignorante. Era stato amore? O che altra passione? Un odio, un mero dominio? Una lotta inutile per una vita presa in prestito? O amore, s’era detto? Amore...

Artigliò il terreno come se avesse potuto afferrarvi dentro un’anima.

La disperazione gli mordeva la carne; e quel dolore, che nemmeno l’alcol mediocre comprato coi soldi e col rancore avrebbe mai lenito, gli squassava i nervi.

Solo il silenzio straziante della brughiera rispondeva ai suoi pensieri; e in quel silenzio vagavano spettri mai del tutto consumati dalle passioni e dal tempo.

L’animale sospirò. “Questa è la mia storia, questa la mia maledizione.”


Egli infatti era un Brontësauro.

sabato 14 agosto 2021

Lo scarabeo morente

 Lo scarabeo morente

Uno scarabeo stercorario si svegliò, un giorno, e sentì che la sua ora era vicina. Guardò il sole con un fremito di nostalgia, con un sussulto di vergognoso timore; quindi si rivolse a Dio con voce lamentosa.

“Signore” disse “so di non essere stato un bravo insetto.”

E Dio si affacciò, sporgendosi dai lembi di eterna potenzialità e susseguente atto; e, osservando con saggia misericordia e però implacabile giustizia quella piccola creatura morente, con voce di tuono gentile rispose: “No, non lo sei stato affatto.”

La bestiola piagnucolò: “È forse perché in questa miserevole vita terrena mi sono pasciuto di escrementi, rotolandoli in sfere, la cui forma ricorda altresì perfezioni geometriche e filosofiche, che...”

“Ma no, ma no” tagliò corto Dio “questa è la tua natura. Vi hai semplicemente obbedito.”

“È perché mi sono compiaciuto dell’adorazione degli Egizi, che hanno immaginato che il Dio Khepri movesse il Sole nascente imitando il mio operato?”

“Ma no, ma no: indulgere alla vanità è talora consentito alle creature finite, giacché anch’io nella mia infinità... oh, ma non ne parliamo. No! Il tuo grande peccato, arida bestia, è la mancanza di impegno. Ti sei pasciuto di escrementi, sì, e li hai rotolati nelle roventi sabbie: ma l’hai fatto per mero vincolo biologico, senza sospingerti oltre...”

“Oh, povero me!” gridò l’insetto, alzando implorante le elitre al cielo. “Un ignavo! Sarò dunque condannato a correre per l’eternità vanamente proteso dietro un’insegna, insolentito e punto da vespe e mosconi, sdegnato da poeti in visita che non ragionano di me ma guardano e passano?”

Dio si raddolcì, lo guardò con paradigmatica bontà e, con voce somigliante al mite zefiro di primavera, disse: “Non è così che ho deciso. Ti verrà concessa un’altra possibilità. Morirai e rinascerai in un altro mondo: e sarà tuo compito pascerti di escrementi molto più grandi, e rotolarli in sfere giganti che solchino le strade non per trasportarvi cibo e uova, ma solo e unicamente per esaltare la propria gloria escrementizia; sfere così grandi, dovrai comporre, che gli uomini dovranno voltarsi e torcere il viso per lo sgomento. Questo è il mondo in cui rinascerai.”

Il povero scarabeo, tutto tremante, a malapena osò alzare gli occhi, e si limitò a fissare un orizzonte vago, sperando che la divinità ne occupasse comunque i margini. “Oh, Signore! Ti ringrazio per la possibilità che concedi a me, ultimo dei tuoi servi. Mi pascerò di enormi escrementi, ed enormi e inusitate saranno le palle di merda che formerò e rotolerò, inesorabili e autoreferenziali, per le strade, fino a provocare negli uomini sgomento e sconcerto. Sono pronto a morire e a rinascere in quel mondo. Ma dimmi: dove mai si trova?”

E Dio guardò la sua creatura, e con voce ormai lontana e piena di ridente sussiego rispose: “Nella redazione di Libero.”

giovedì 29 luglio 2021

La riva è lontana

 Adriatico meridionale, soleggiato e caldo mattino di fine luglio.

Sto nuotando placidamente a rana quand'ecco che, nella direzione perpendicolare alla mia, torna verso riva una coppia, lui e lei, sulla sessantina. Anch'essi placidamente a rana; lei dietro e lui, Antonio, due o tre metri avanti.

"Antò! Antonio!" dice lei, lasciandosi intendere dalla Puglia all'Albania e quindi, prevedibilmente, da me.
Ma non da Antonio.
"Antò! Mi senti?"
Antonio fa dei cenni e continua a nuotare la sua placida rana verso riva. E la riva è lontana.
"Antò, ti devo raccontare del costume che ho visto! Antò!"
Pausa di lei. Pausa di Antonio.
"Il di sotto era maculato, la mutanda, ma maculato bello, Antò!"
Rallento per rendermi conto, per la prima volta in vita mia, dell'esistenza della categoria del "maculato bello".
Poi penso a come sarà il maculato bello.
E quindi il maculato brutto.
Smetto di pensare.
Per fortuna l'imperterrita signora, seguitando a nuotare appresso all'impassibile Antonio, e la riva è lontana, deve ora descrivere la parte superiore del costume.
"Antò! Antonio mi senti? Devo dirti! Il di sopra, Antò! Vedessi! Un triangolo, una tetta era maculata. Ma come un leopardo, no? Antò! E l'altra... mi senti Antonio?"
Antonio nuota. Ella nuota.
"L'altra aveva un disegno! Di una tigre! Ma bella!"
Non so se bella come il maculato bello, invero; e non immagino con quale correlazione felina.
"Antò! Ma mi stai ascoltando? Comunque era troppo piccolo, se no al volo lo compravo!"
Li oltrepasso; nuotano ancora placidamente, e così dirò di me.
Antonio, io ti stimo.
La riva è lontana.

martedì 6 luglio 2021

Sonetto di un pennacchio

L'altro giorno è morto Richard Lewontin.


Sonetto di un pennacchio

Vedi, c’è tutta la vita che varia,

per caso e quindi poi per selezione.

Ci infili, umana e forte, la ragione:

così vedrai ch’è stabile o precaria


la vita ch’è partecipe o vicaria

d’altri costrutti e d’altra evoluzione,

mentre si adatta per luogo o regione,

per una conseguenza necessaria.


La vedi costruire quest’ambiente,

e di rimando farsi costruire,

facendo patti se viene trovarsi


ad essere qualcosa e non più un niente.

E siamo in nicchie, sai, per non morire:

noi qui, fugaci o probabili intarsi