domenica 2 febbraio 2020

Sonetto sulle date palindrome

Sonetto sulle date palindrome
Il tempo ben ritmato, ch'è vicario
dell'ordine spacciato per consueto, 
si trova oggi, scattando discreto,
a leggersi diritto ed al contrario:

effetto d'un destino secondario,
fraseggio e contrappunto già completo,
questo crediamo; speriamo un segreto,
un senso d'altri mondi, un solitario

indice di clemenza della vita,
dell'universo intatto fuor di noi, 
del battere atonale di scadenze:

infatuati delle coincidenze
che nulla sanno del prima e del poi,
e che non hanno risposta o smentita.

02.02.2020

lunedì 13 gennaio 2020

Sonetto su una famosa candela

Che poi ci si domanda: stearina?
Un retrogusto sottile di cera,
o forse dentro il corpo lesto c’era
un palpito d’onesta paraffina?
Si compra, s’intuisce, s’indovina
l’ultima spezia, profonda, sincera,
che rende la menzogna dolce e vera?
C’è una candela che sa di vagina!
Così strepita il mondo, ed il mercato
gli tiene dietro spingendo il bisogno.
È proteiforme lo slancio dell’ego!
Prende l’aroma da sempre cercato,
la luce, la speranza, il grande sogno,
anche se finto in un pezzo di sego.

mercoledì 20 novembre 2019

Sonetto dell'Acqua Granda

Piena di gente la terra, ma scalza
e poi svuotata d’aria, troppo vecchia
appesa sopra i bordi; poi si specchia
dai resti della riva, che ci sbalza

di fuori e solo l’acqua ci rincalza.
Il mare se ne resta lì, sonnecchia,
costretto e ciclico in forma di secchia
tra i muri nostri. Crepita, s’alza,

avanza e corre e morde e si ritira,
coi modi antichi e nuovi di quest’acqua
cullata dalle forze di marea,

come la vita che torna e respira
ogni qual volta si deve e si sciacqua
lì dove si distrugge e muore e crea.


sabato 19 ottobre 2019

Lode al quinto quarto

Lode al Quinto Quarto

- sonetto caudato di cultura alimentare -

Da sempre disdegnato come scarto
da chi, banale, vuole carne soda
e non più sperimenta; noi, si goda
del tanto lento e dolce Quinto Quarto,

frattaglia d’animale fuor dell’arto,
vuoi dentro il ventre, la testa, o la coda:
e mai di troppo s’accoglie e si loda
questo sublime e nascosto reparto.

Che fumino le trippe, si distingua
tra le cipolle il fegato! Sornione
son l’animelle, il cervello veloce

s’è fritto; salda e tenera la lingua,
si scopre la fragranza del rognone,
rappreso e scuro poi il sangue si cuoce

e mozza già la voce
l’incanto della gola; par che abbondi
di tanti nuovi gusti e nuovi mondi,

felici e più profondi
che della tavola fanno una storia:
amore che rinasce da una scoria.



martedì 15 ottobre 2019

Sonetto doppio sul sovraccarico sensoriale

Sonetto doppio sul sovraccarico sensoriale 
La testa s’è rimessa sotto sfratto.
Il suono, liquefatto,
allaga già l’orecchio; rotti, i sensi
non hanno direzione né contratto.
Se n’è dissolto il patto,
per cui deflagrano impietosi e densi:
così la vista s’infila nel tatto
inerme a quest’impatto
e sovraccaricato dagli immensi
respiri della gente; ad un tratto
un ordine disfatto
s’impone enorme nei nomi che pensi.
Scarnificato in ogni sensazione,
il corpo si richiude e sembra dica
la solita fatica
dell’arrivare intatto all’emozione,
salato dall’eccesso di persone;
e cerca quella pausa infine amica,
più facile e pudica
e non vendibile come finzione.


Napoli, 15 ottobre, notte d'insonnia

domenica 8 settembre 2019

Sonetto amoroso col pretesto del teorema delle contrazioni di Banach-Caccioppoli

Sonetto amoroso col pretesto del teorema delle contrazioni di Banach-Caccioppoli
Un metro dà la forma, la cesura,
di questo spazio in cui vivo, completo;
fatto d’amore continuo o discreto
e senza vuoti mai. Vi si misura
la vita nostra, la nostra figura,
col nostro senso sottile e segreto
col nostro corpo sognato e concreto
che qui, per una provvida natura,
dentro il pensiero si cerca, s’attrae.
Ed il pensiero, dal corpo mai scisso,
diventa la voragine di un canto,
e si fa poi più dolce, si contrae,
rimedia necessario un punto fisso
e sempre a te ritorna, a te soltanto.

mercoledì 4 settembre 2019

Sonetto caudato sulle categorie e sull’umanità in genere

Sonetto caudato sulle categorie e sull’umanità in genere

Siamo strutture di sensi e di masse,
oggetti che si dicono iniziali
ed altri che si danno terminali,
nel mondo definito di una classe;

si regge questa vita sopra l’asse
di relazioni dette funzionali,
siamo morfismi tra sogni reali.
E tra di noi già risuonano, basse,

le note di una musica ch’è seme
di un ordine parziale, ch’è condotto
sul filo del passato e del presente

e del futuro; noi siamo l’insieme,
noi siamo quel che nasce dal prodotto
fibrato, siamo quello che si sente

nel corso della gente
che vive, siamo il mondo che si aggrappa
a quel che si mantiene e non si strappa,

soccorsi da una mappa.
Viviamo relazioni con l’assunto
d’aver capito che cos’è l’aggiunto

perché noi siamo il punto
d’un universo che poi non si sbreccia,
il seguito banale d’una freccia.