domenica 27 ottobre 2013

Take a walk on the wild side


Asocial Network

Legge della non compensazione semiotica, o della non cogenza strutturale dell'ideogramma: 
Infarcire un messaggio di  e  non aumenta la consistenza di un'argomentazione contenuta in quel messaggio.

Lemma della non persistenza semantica di segni riconducibili ad alfabeti cuneiformi:
Una giustapposizione di punti esclamativi non ha valore intrinseco ed è in genere un fastidioso pleonasmo, a prescindere dall'importanza di ciò che volete enfatizzare!!!!!!!

Legge dell'invarianza pittografica:
Qualsiasi sia il filtro artistico che applicate ad una foto quadrata, i vostri piedi rimangono i vostri piedi.

Legge statistica sulla mancata lungimiranza dei fratelli Lumière e sull'involuzione di Eugenio Scalfari:
La maggior parte dei video su Youtube non vale nemmeno la pena di essere citata sulla colonna di destra della homepage di repubblica.it.

Congettura sull'intollerabilità memetica:
La condivisione sistematica e acritica dell'immagine di un cucciolo con grandi occhi è comunque più sopportabile del dilagare del concetto di cupcake.

Assioma della compulsività aforistica:
Non sempre un ragionamento profondo o un fatto complesso possono essere riassunti efficacemente in 140 caratteri, anche se a volte può essere un invito ad approfondire l'argomento su altri canali.
Esempio: Natasha ama Andrej, lui muore in guerra e lei sposa Pierre. Intanto Kutuzov sconfigge Napoleone, ma è il popolo che fa la storia. #guerraepace

lunedì 7 ottobre 2013

La seconda che hai detto

Allora, ho delle domande. Alcune nascono dal fatto che vivo da anni senza televisione in casa, altre invece sono domande così, più fondamentali, come quelle che si fanno i filosofi dopo aver mangiato pesante, come il tizio in Aut Aut di Kierkegaard che deve decidersi tra la vita etica e la vita estetica.

(spoiler: Kierkegaard gli fa tutta una storia dicendo che la vita estetica sì, però quella etica, vuoi mettere.)

(scrivo tante domande diverse e poco religiose così sto abbastanza sicura che poi non mi telefona il Papa per rispondermi, ché al telefono io mi imbarazzo e faccio sempre scena muta anche se mi chiama Tecnocasa)

(mi interessa il senso profondo di tutto ciò, per la parte ovvia posso vedere su Google o su Wikipedia come gli arguti tuttologi da bar)

(o da social network o da blog di Beppe Grillo)

Le domande:

Chi è Chef Rubio? Perché i concorrenti dei telequiz non conoscono i congiuntivi anche se sono studenti universitari? Perché è possibile che in una facoltà di Lettere ci siano indirizzi che non prevedono il latino? Ma su MTV mandano ancora video musicali? Perché Philip Roth non ha mai vinto il Nobel? Che senso hanno le riviste femminili? Perché in quanto portatrice di utero e ovaie dovrei interessarmi di omeopatia, oroscopi e corna altrui? Che cos'è il vino biodinamico? A cosa serve davvero Twitter? Perché ai matrimoni regalano sempre bomboniere che non sai mai dove mettere? Chi sono quelli che "ballano con le stelle"? Dove dormono, la notte, i venditori della Folletto e i Testimoni di Geova? (questa è un po' una domanda da giovane Holden, come le anatre di Central Park) Quand'è che Jovanotti è diventato un'icona culturale per la sinistra? Che cos'è la sinistra? Che cos'è un clafoutis? È vero che ogni numero pari maggiore di due può essere scritto come somma di due numeri primi? (questa era difficile) Perché gli anziani dotati di un conto corrente non si domiciliano la pensione e le bollette e si recano invece all'ufficio postale tutti insieme proprio quando ci devo andare io? Perché Facebook mi consiglia pagine dove non andrei mai nemmeno se mi pagassero? Che cos'è un apericena? Perché l'inventore di questo neologismo non è stato fustigato sulla pubblica piazza, non per deterrenza nei confronti di altri improvvidi neologisti (Beccaria se ne dispiacerebbe), ma per crudo appagamento di una sete di vendetta? Perché quelli che si chiamavano fuseaux, e prima ancora pantacollant, adesso devono essere chiamati leggins, senza che siano cambiati gli accidenti e nemmeno la sostanza? Chi è Miley Cyrus?


Poi volendo si può anche parlare di vita etica e vita estetica.

venerdì 26 luglio 2013

Il sonno della pianta del cappero


Non è una roba frufrù da leggere sotto l'ombrellone, però insomma, ha del brio, ha delle parti che invece no, niente brio, contiene una dose tutto sommato sopportabile di ruffianeria, il colpevole non è il maggiordomo e ci sono addirittura delle cifre stilistiche rivoluzionarie come l'uso del punto e virgola.

Il titolo è Il sonno della pianta del cappero e il perché è scritto nella postfazione (che è quella paginetta in fondo che si può leggere anche all'inizio).

Questa è, in breve, la trama:
Il Poeta, colto e malinconico letterato sulla soglia di una crisi di mezza età, scompare all'improvviso dalla circolazione. Tocca a Giovanni, suo vecchio amico che non lo vede da anni, e a Mimì, che del Poeta è stata un tempo amante e musa, mettersi sulle sue tracce per consegnargli un'eredità irrilevante, lascito di un conoscente morto anzitempo. Giovanni e Mimì si muovono in giro per l'Italia attraverso una selva di personaggi improbabili, in quella che è allo stesso tempo la ricerca di un poeta scomparso, la scoperta del suo amore per la letteratura e la cavalcata attraverso ricordi e progetti abbandonati. Su tutto aleggia il motivo della grande crisi del Poeta: scrivere almeno una volta in vita sua una vera e propria commedia brillante nonostante tutti, o quasi, siano profondamente convinti che non ne sarà mai in grado.



Scritto nel 2012-2013, rilasciato sotto licenza creative commons 3.0 attribuzione - non opere derivate - non commerciale, che vuol dire che lo potete leggere gratis ma senza manipolarlo per farci altre cose (...) o rivenderlo, e che lo potete diffondere su ogni mezzo vi venga in mente, a patto che specifichiate la fonte, ossia che l'ho scritto io e che il mio blog è questo. 

365 pagine e prezzo politico euro zero, che c'è crisi. 

Si scarica il pdf cliccando qui e seguendo le indicazioni che vi fornisce il signor Mediafire.

martedì 23 luglio 2013

Loffa continua

(post polemico)

Ho fatto un sogno bellissimo in cui essere di sinistra voleva dire smetterla di incarnarsi in una serie di bimbiminkia che sembrano usciti fuori tempo massimo dalla facoltà di Sociologia di Trento, gente astuta che si fa spiegare gli OGM da Jacopo Fo (nulla contro Jacopo Fo, ma io riterrei più affidabile il parere di un biologo), che si identifica con i cuccioli teneroni, il cui essere contro il sistema si traduce nell'agghindarsi a brutta copia di Andrea Scanzi e urlare due slogan in rima baciata e metro incerto, e soprattutto che, manifestando una fumosa predilezione per la cultura umanistica con un'insofferenza quasi crociana per il metodo scientifico, ha degradato l'umanesimo stesso a una buffonata premasticata, la cultura classica a bigiotteria intellettuale, roba che il povero Leopardi si butterebbe giù dalla vetta della torre antica per la disperazione.
In questi casi esce il Joseph De Maistre che vive, sopito, in me; sbraito contro la plebe e poi mi viene l'acidità di stomaco.

Ora mi domando: prima che qualcuno mi dica che l'alternativa è Renzi, meritandosi con ciò tutte le mie invettive rimaste che gli scaglierò contro come Enrico Toti la famosa stampella, posso almeno mettere il Maalox in conto a questi inutili, chioccianti, queruli figuri?

giovedì 27 giugno 2013

Shakespeare in Math


Ipotesi di Shylock
Sia X = {x t.c. x ha occhi, mani, organi, statura, sensi, affetti, passioni}
Dimostrare che se y è ebreo, allora y ∈ X.

Lemma di Riccardo III:
Proposizione P: siano R={r : r è un regno}  C={c : c è un cavallo}; allora ∃ f:R → C t.c ∀r ∈ R  ∃c ∈ C t.c. c= f(r)
La proposizione P è falsa.

Teorema di Lady MacBeth
Sia M lo spazio denominato “piccola mano”.
Sia Β la famiglia di insiemi di balsami Bn d'Arabia in grado di profumare M.
Teorema: B non è un ricoprimento per M.

Congettura di Amleto:
non(E et nonE)?






(salvo errori od omissioni)

lunedì 3 giugno 2013

Realtà e minzione


Ieri siamo andati in gita sul Pollino e, dal momento che ci siamo fermati in un'area di servizio a fare benzina e altri bisogni, e io sono dovuta rimanere in coda davanti ai bagni con l'angosciante compagnia di fanciulle uscite da qualche sogno malato di Maria De Filippi, mi si è sollevata un'annosa questione che da molti anni ormai mi tormenta.

Perché le donne impiegano ore per fare la pipì?

Non parlo di quelle, generalmente molto giovani, che vanno in bagno a coppie.
(Non ho mai capito perché)
O di quelle molto anziane, che escono a frotte dal loro pullman diretto verso il nonsoquale santuario della madonna e varcano le soglie della toilette esattamente un secondo prima che io abbia la possibilità di lanciarmi davanti a loro con tutta la forza della disperazione.
Parlo del generico essere umano femminile, che una volta che scompare dietro la porta "Ladies" non sai mai se e quando ne uscirà.
Ho pensato all'inizio che fosse un problema di tempo percepito, così ho fatto un'importante scoperta filosofica: quando Bergson parlava di tempo interiore e durata, con ogni evidenza aveva formulato la teoria mentre pazientava che si liberasse un cesso pubblico.
Al contempo ho fatto anche un'importante scoperta letteraria: è assai probabile che Marcel Proust prima di scrivere l'opera che lo ha reso immortale icona del Novecento si fosse ritrovato ad attendere l'uscita di Albertine dalle toilettes di tutta Balbec.
Insomma pensavo che fosse un problema di percezione: nel senso che se stai in fila e ti scappa, ma ti scappa tanto, di quelle che ti si rizzano i capelli in testa, allora un secondo ti sembra un minuto, un minuto una mezz'ora, il tempo tutto ti sembra frutto di uno di quei paradossi della relatività generale.

Allora ho fatto un esperimento empirico.

Ogni volta che vado in un bagno pubblico provvisto di almeno due servizi, cerco di entrare nel mio precisamente quando un'altra donna entra nel suo; faccio quel che devo, tiro lo sciacquone, esco, mi lavo le mani, me le asciugo con calma e intanto verifico se il soggetto di controllo per la sincronicità della minzione ha finito prima o dopo di me.
Be', ogni volta, ogni santissima volta, ciclo o non ciclo, quella esce quando ormai io sto fuori da un pezzo e ho le mani lavate e asciutte e ho anche già aggrottato le sopracciglia temendo che sia finita giù per il buco.

Perché?! Perché ci mettono tanto?!
E non dite "Perché si devono sedere": anche io mi devo sedere, o meglio, devo flettere le gambe quel tanto che mi permetta di stare sopra la tazza ma senza toccarla, il che tra l'altro è un ottimo esercizio per rinforzare le cosce (e voi fate zumba e pilates e pagate pure, prrr).

Ho vagliato le seguenti ipotesi:
1. La mia vescica ha una capienza dimezzata rispetto alla Vescica Femminile Standard e quindi, a parità di portata ureterica, ci mette di meno a svuotarsi.
2. La mia uretra sopporta pressioni inusitate, come le pompe di benzina della Formula Uno, per cui il mio Tempo di Svuotamento è effettivamente molto minore del normale.
3. Le donne che usufruiscono dei servizi pubblici hanno tutte la cistite, per cui sono costrette a farla col contagocce.
4. Nelle toilettes femminili accadono cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare.

Ma non ne sono ancora venuta a capo. È una cosa che mi fa impazzire.